Apostrofo: uso ed errori da evitare

Nonostante l’italiano sia la nostra lingua madre, ci sono alcune regole grammaticali che tendiamo a ignorare o dimenticare. L’apostrofo, ad esempio, rappresenta uno dei più grandi scogli degli Italiani, finendo spesso confuso con l’accento (se non addirittura ignorato). Se anche tu riconosci di avere qualche dubbio a riguardo, eccoti una piccola guida all’uso corretto dell’apostrofo.
Cos’è l’apostrofo?
L’apostrofo, pur sembrando un segno semplice, ha una storia ricca che affonda le radici nell’antichità. Già nel latino tardo si trovano tracce del suo uso, evolutosi poi nei secoli grazie a figure come Aldo Manuzio e a grammatici che ne hanno codificato l’applicazione, fino a giungere alle regole che oggi impariamo.
L’apostrofo è un segno grafico (’) che si utilizza per indicare sia l’elisione vocalica, ovvero la caduta di una vocale davanti alla vocale iniziale della parola successiva, sia il troncamento, ossia la perdita di una vocale, consonante o sillaba alla fine di una parola per capire meglio: l’elisione avviene solo davanti a una vocale (es. l'amica), mentre il troncamento può avvenire indipendentemente dalla lettera successiva, anche davanti a consonante (es. un buon ragazzo).
Oltre all’elisione e al troncamento, l’apostrofo può indicare l’aferesi, cioè la caduta della vocale o di una sillaba all’inizio di una parola. Sebbene oggi sia meno comune nella scrittura formale, lo ritroviamo in espressioni colloquiali come: sta sera (al posto di ‘questa sera’) o ‘l professore (un uso più arcaico).
Imparare le regole di utilizzo dell’apostrofo può richiedere un po’ di tempo, ma un’occhiata veloce agli errori più comuni non può che esserti utile.
Un altro e un’altra
Quando si apostrofa una parola? La regola è semplice: l’apostrofo si usa solo se la parola successiva è di genere femminile. In questo caso la vocale finale cade per elisione davanti alla vocale successiva. Invece, se la parola che segue l’articolo “un” è maschile, non si usa l’apostrofo. In quel caso la “o” è caduta per troncamento, ossia la caduta di un elemento a fine parola, indipendentemente da come cominci quella successiva.
Esempio: Un amico e NON un’amico. Un’amica e NON un amica.
Qual è
La forma corretta nell’italiano contemporaneo è qual è, senza apostrofo. La più diffusa forma qual’è è scorretta. Non si tratta di un caso di elisione ma di troncamento, dal momento che qual esiste come forma autonoma.
Un po’
La forma corretta è un po’. Si tratta di un troncamento della parola poco, di conseguenza l’apostrofo va messo per segnalare la caduta di una sillaba.
Ce n’è
L’espressione corretta ce n’è è forma contratta di ce ne è, con elisione della -e di ne; si tratta della realizzazione della terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo esserci.
GLI ARTICOLI
L’apostrofo è obbligatorio con gli articoli determinativi singolari lo e la quando la parola successiva inizia per vocale (es. l'eroe, l'onda). Con i plurali gli e le, l’apostrofo è generalmente sconsigliato (si dice gli amici, non gl'amici). Queste regole si applicano anche a dimostrativi come quell'uomo o quest'albero.
PRONOMI PERSONALI ATONI
L’apostrofo si usa anche con i pronomi personali atoni (mi, ti, si, ci, vi, lo, la) quando precedono un verbo che inizia per vocale. Ad esempio, puoi scrivere m'ha detto invece di ‘mi ha detto’, t'ascolto invece di ‘ti ascolto’, o s'è fatto invece di ‘si è fatto.
LOCUZIONI CRISTALLIZATE
Ci sono alcune espressioni che usano l’apostrofo per tradizione o convenzione, come le locuzioni cristallizzate. Ad esempio, si scrive senz'altro (e non senz'egli) o tant'è (e non tant'erano), d'accordo e com'è (e non com'anche).
IMPERATIVI MONOSILLABICI
È fondamentale usare l’apostrofo negli imperativi monosillabici da', fa', sta', va' e di' per evitare confusioni. Per esempio, dà (senza apostrofo) è la terza persona singolare del verbo ‘dare’, mentre da' (con apostrofo) è l’imperativo di ‘dare’. Lo stesso vale per dì (sostantivo che significa ‘giorno’) e di' (imperativo di ‘dire’
LE DATE
“L’apostrofo si usa anche per abbreviare gli anni, indicando la caduta delle prime due cifre. Ad esempio, scriveremo il '43 per indicare ‘il 1943’ o gli anni '60 per ‘gli anni Sessanta’.
Uso dell’apostrofo: obbligatorio vs facoltativo
Alcuni usi dell’apostrofo sono obbligatori, come nel caso di l’anima, dove l’elisione non può essere evitata. In altri casi, invece, l’uso dell’apostrofo è facoltativo, anche se spesso preferito per rendere il linguaggio più fluido e naturale. Ad esempio, è corretto scrivere quell’albero, ma anche quello albero, sebbene la forma elisa sia quella più comune.
Un caso particolare da ricordare è qualcos’altro, che si scrive sempre con l’apostrofo, indipendentemente dalla parola che segue. L’apostrofo si usa inoltre frequentemente con alcuni interrogativi seguiti dal verbo “essere”, come dov’è, com’è e cos’è, forme ormai prevalenti rispetto alle versioni non elise.
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