Regole di Dizione: cose da sapere per parlare bene

La dizione svolge sempre più un ruolo importante nella società moderna, grazie ai miglioramenti che porta sia nel privato che sul luogo di lavoro. Per parlare correttamente è opportuno seguire delle regole di dizione ben precise. Riassumiamo le regole principali in questo articolo.

Che cosa si intende per dizione?

La dizione è il modo in cui articoliamo i suoni della nostra lingua. Lo studio della fonetica è accompagnato dall’ortoepia, ossia lo studio della corretta pronuncia. Le nozioni fondamentali per approfondire la propria conoscenza della dizione italiana riguardano l’uso delle vocali.

Regole di dizione: la regola aurea della dizione

Le regole di dizione partono dalla conoscenza delle vocali. Siamo abituati a pensare che in italiano esistano “solo” cinque vocali: A, E, I, O, U. In realtà la dizione ci insegna che le vocali sono sette, perché dobbiamo considerare anche gli accenti acuti e gravi delle lettere “E” e “O”. Le sette vocali sono dunque: A, È, É, I, Ò, Ó, U

L’accento fonico grave è quello con il suono aperto: È, Ò

L’accento fonico acuto è quello con il suono chiuso: É, Ó

Quelle che abbiamo appena letto sono le cosiddette sillabe toniche, ossia le sillabe dove cade l’accento.

Le sillabe atone sono invece le sillabe dove non cade l’accento della parola.

La regola aurea della dizione dice che quando l’accento cade su una E oppure su una O, quelle vocali potranno essere aperte o chiuse in base alle regole di pronuncia, ma la cosa fondamentale da sapere è che tutte le altre vocali presenti nella parola sono chiuse.

Regole di dizione: come capire se la E è aperta o chiusa?

La E aperta ricorda il verbo essere, che infatti ha l’accento grave: la terza persona singolare si pronuncia È.

Una regola preziosa da sapere è che il dittongo IÈ vuole sempre la vocale aperta, tranne che in due eccezioni: BIGLIÉTTO e RIÉNTRO. Tutte le altre parole con questo dittongo saranno a vocale aperta.

Regole di dizione: quando la O è aperta?

La vocale Ó chiusa è la parola di disgiunzione (ó tu, ó io).

La Ó è sempre chiusa nella sillaba tonica (quella dove cade l’accento).

La Ó chiusa è prevista anche nei seguenti casi:

-oce, -oci (cróce, atróci)

-ogno, -ogna, -ogni, -ogne (bisógno, Bológna, cicógne)

-ognolo, -ognola, -ognoli, -ognole (amarógnolo, verdógnola)

Regole di dizione: la C dolce

Il suono della C in italiano è duro (o gutturale) oppure dlce (o palatale).

La C è dura quando seguita da A, O, U – cadere, collina, culla.

La C è dura anche quando viene seguita da una consonante o si trova a fine parola – aracnide, tecnica, basic.

La C è dolce quando seguita da E, I – celeste, pace, cima

Occhio a non strascicare la C dolce! Il suono deve essere nitido e pulito. Diciamo pasta e ceci, e non pasta e… scesci!

La respirazione diaframmatica nella dizione

La respirazione intercostale diaframmatica è molto importante.

Usarla correttamente quando siamo in piedi risulta più facile per bambini e uomini, mentre paradossalmente è meno semplice per le donne, poiché, essendo prevista una gravidanza, la respirazione femminile tende ad essere più alta.

Da sdraiati, invece, tutti tendiamo naturalmente a respirare con il diaframma.

Esistono degli esercizi per correggere la propria respirazione: consigliamo la lettura di questo articolo su come parlare con il diaframma.

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Per ripercorrere comodamente le principali regole di Dizione, puoi leggere questo pdf.

Matteo Torre
Matteo Torre

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