Parole omografe: quali sono e come si pronunciano

Nella lingua italiana, molto spesso, ci imbattiamo in parole che sono scritte uguali ma che, una volta spostato o modificato l’acconto da aperto a chiuso, cambiano completamente significato. Si chiamano parole omografe e in questo articolo ne analizzeremo alcune insieme.

Parole omografe dallo stesso accento ma su vocali diverse

Partiamo dalle parole omografe che cambiano significato nel momento in cui l’accento viene posizionato su vocali differenti. 

Àmbito – Ambìto: la prima parola è sinonimo di ‘contesto’, ‘situazione’, ‘settore’ (es. “in che àmbito si svolge la vicenda?”). La seconda parola è il participio passato del verbo ‘ambire’ (es. “quel ruolo è davvero molto ambìto”). 

Àncora – Ancòra: nel primo caso si tratta del sostantivo corrispondente allo strumento di navigazione (es. “gettare l’àncora”). Nel secondo caso, invece si tratta dell’avverbio di tempo (es. “non ho ancòra fatto la valigia”).

Prìncipi – Princìpi: quando l’accento cade sulla prima i siamo di fronte al plurale di “principe” ( es. “nelle fiabe Disney i prìncipi sono moltissimi”). Quando cade sulla seconda i otteniamo il plurale di “principio” (es. “è una persona di sani princìpi).

Parole omografe con accento diverso sulla stessa vocale

Passiamo ora alle parole omografe che, se presentano accento diverso sulla stessa vocale, cambiano significato.

Affètto – Affétto: il primo caso riguarda il sostantivo riferito al sentimento che si può provare nei confronti di qualcuno (es. “tra i due c’è un sincero affètto”), mentre il secondo caso  corrisponde alla prima persona singolare del presente del verbo ‘affettare’ (“io affétto il salame, tu il pane”).

Còrso – Córso: utilizzando la prima parola ci riferiamo all’abitante della Corsica che, appunto, ha la ‘o’ aperta (es. “ho conosciuto un còrso molto simpatico in vacanza sull’isola”) . La seconda parola invece può essere utilizzata per intendere una serie di lezioni (es. “sto seguendo un córso all’università molto interessante). Pèsca – Pésca: se usiamo la prima parola ci stiamo riferendo al frutto (es. “vorrei mangiare una pesca”), se invece vogliamo intendere l’attività derivata dal verbo ‘pescare’ la seconda parola è quella che fa al caso nostro ( “Per andare a pésca bisogna alzarsi all’alba”).

Se hai trovato interessante questo articolo potresti volerne sapere di più sulle parole che spesso pronunciamo in modo errato.

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Giulia Gullaci

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