Le parole difficili da pronunciare nella lingua italiana

Nella lingua italiana spesso ci sono parole un po’ obsolete, ovvero quelle parole difficili da pronunciare, proprio perché non siamo abituati ad ascoltarle o utilizzarle, risultando difficile inserirle in una frase.
Quali sono le parole difficili da pronunciare più diffuse?
La nostra selezione di parole difficili da pronunciare è frutto della consolidata esperienza di dizione.it nell’insegnamento della lingua italiana, integrata da un’analisi comparativa con le liste di termini problematici proposte da autorevoli piattaforme linguistiche.
Scopriamo insieme alcune parole:
- Lapalissiano. Si dice per indicare qualcosa di scontato, ovvio. Questa parola deriva dal cognome delmaresciallo La Palice, al quale quando morì in guerra, venne dedicato un verso dai suoi soldati: “s’il n’était pas mort, il ferait encore envie”, tradotto, se non fosse morto, farebbe ancora invidia. Col tempo il verso venne però riportato male, divenendo “s’il n’était pas mort, il serait encore en vie”, tradotto: se non fosse morto, sarebbe ancora vivo. Da qui l’ovvietà come caratteristica dell’aggettivo!
- Luculliano. Poco utilizzata, ma esistente e derivante da un altro personaggio storico. Licinio Lucullio era un politico dell’antica Roma, molto ricco e amante della vistosità dei suoi averi. Per questo luculliano significa che qualcosa è abbondante e raffinato. Si usa spesso in ambito culinario.
- Pleonastico. Significa non necessario, superfluo.
- Tracotante. Questa parola si può considerare sinonimo di “arrogante”, principalmente riferito a persone o azioni.
- Ampolloso. Questo termine deriva dal latino ampulla, da cui prende il nome la nostra ampolla, intesa come recipiente “panciuto”. Pertanto, si usa per indicare una persona gonfia di sé, ridondante, saccente, vanagloriosa.
- Mallevadoria. Termine raro e di uso giuridico, indica una forma di garanzia: è l’impegno assunto da qualcuno per assicurare il comportamento o gli obblighi di un’altra persona. Deriva dal latino malleus (garante) e viene usato soprattutto in contesti formali o legali
- Erubiscente. Derivante dal latino erubèscere, tradotto letteralmente “che diventa rosso”, questo termine può indicare qualcosa che tende al colore rosso o una persona che arrossisce in viso.
- Irrefragabile. Nata dal latino in (non) e refragari (contraddire), questa parola viene utilizzata riferita a qualcosa che non è possibile contestare.
- Sovrintendenza. Indica l’attività di controllo, direzione o supervisione su qualcosa. Deriva da sovrintendere, cioè “stare sopra” nel senso di vigilare e coordinare. In Italia il termine è spesso associato agli enti pubblici che si occupano della tutela del patrimonio artistico e culturale.
Quando ti trovi di fronte a un termine complesso, non scoraggiarti. Ti suggeriamo di provare a scomporlo: cerca di individuare radici, prefissi e suffissi, e leggi la parola un ‘pezzo’ alla volta. Spesso, comprenderne la struttura e l’etimologia può aiutarti a sbloccare la pronuncia, ma allenandoci con l’articolazione può essere più semplice!
Parole che si distinguono per una sottile differenza di pronuncia o significato
Pesca” /ˈpɛska/ e “Pesca” /ˈpeska/.
La prima (con “è” aperta) indica il frutto, la seconda (con “é” chiusa) l’azione del pescare: cambia solo il suono della “e”, ma il significato è completamente diverso.
‘Schema’ / ‘skema’/ e ‘Scema’ / ‘ʃema’/. Il primo indica un modello, il secondo una persona poco intelligente;
Vènti” /ˈvɛnti/ e “Vénti” /ˈventi/.
“Vènti” (aperta) è il plurale di vento, mentre “vénti” (chiusa) è il numero 20.
Botte” /ˈbɔtte/ e “Botte” /ˈbotte/.
Con “ò” aperta indica i colpi, con “ó” chiusa può indicare i recipienti per il vino: la differenza è nella qualità della “o”.
Vocali aperte e chiuse
In italiano le vocali “e” e “o” possono avere due suoni diversi:
- aperto (è, ò)
- chiuso (é, ó)
Questa distinzione riguarda la pronuncia, non sempre visibile nella grafia, ma fondamentale per una dizione corretta.
Regola base di riferimento (utile per orientarsi):
- È (aperta) si pronuncia come in “è” (verbo essere)
- É (chiusa) si pronuncia come in “perché”
- Ò (aperta) si pronuncia come in “ho” (verbo avere)
- Ó (chiusa) si pronuncia come nella congiunzione “o”
nella scrittura italiana standard gli accenti acuti (é, ó) e gravi (è, ò) non sempre vengono indicati, quindi spesso la pronuncia va conosciuta o appresa. Ad esempio:
Aiuola. La “o” è aperta (ò). Puoi ricordarlo così: la “ò” di aiuola ha lo stesso suono aperto della “o” in “ho”.
Le difficoltà di pronuncia per i non madrelingua
In italiano, alcune combinazioni di lettere possono creare difficoltà nella pronuncia, soprattutto per chi è influenzato da altre lingue. Per questo, è utile accompagnare le parole con brevi note di dizione, che chiariscono il suono corretto ed evitano errori comuni linguistici. Ad esempio:
Chiacchiericcio. Per chi non è madrelingua, il suono ‘ch’ può trarre in inganno; in molte lingue, infatti, ‘ch’ si pronuncia in modo più dolce, come la ‘c’ di ‘cesto’. È importante quindi focalizzarsi sullaC ‘dura’ italiana.
Gnocchi. La pronuncia della ‘ch’ qui può essere un ostacolo per gli stranieri, poiché in lingue come il tedesco, la sequenza ‘SCH’ ha un suono diverso dal nostro ‘CH’ dura.”
Consigli utili per facilitare le parole difficili da pronunciare:
In questo video, realizzato dalla nostra docente Alessandra Iandolo, ci sono alcuni esercizi utili per migliorare l’articolazione:
Altro consiglio molto utile è quello di esercitarsi con gli scioglilingua. Ad esempio per affinare la pronuncia del suono ‘gli‘, prova questo scioglilingua: ‘Sul tagliere gli agli taglia, non tagliare la tovaglia! La tovaglia non è aglio, se la tagli fai uno sbaglio!’. È un ottimo modo per mettere in pratica le regole apprese. Ne abbiamo pubblicato qualcuno in un nostro recente articolo: Migliora la tua pronuncia con gli scioglilingua.
Inoltre, se hai interesse ad approfondire la conoscenza della dizione e migliorare il tuo modo di esprimerti, puoi dare un’occhiata ai nostri corsi di Dizione. Siamo a Roma, Milano e anche online.
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