Pillole di fonologia: i fonemi consonantici

Cosa sono i fonemi consonantici?

L’atto motorio che coinvolge gli organi e le strutture mobili e semimobili del Vocal Tract e che concorre alla produzione dei suoni del linguaggio viene genericamente indicato come “processo articolatorio” o articolazione.

Ogni fonema, così viene chiamata la minima unità linguistica di una certa lingua, viene prodotto con modalità che si traducono nelle caratteristiche specifiche di ogni suono. Tali caratteristiche, dette tratti distintivi del fonema, vengono percepite dall’ascoltatore e gli consentono di distinguere un suono dall’altro.

Come abbiamo detto, ogni fonema o suono del linguaggio, possiede caratteristiche specifiche. Nel caso delle consonanti, tutte hanno in comune il fatto di essere prodotte a partire da un blocco o un restringimento al flusso areo espiratorio, una sorta di “ostacolo” determinato dal contatto delle strutture anatomiche orali preposte. Le strutture coinvolte nella realizzazione di questo ostacolo e le diverse caratteristiche delle stesso determinano, come già detto, i tratti caratteristici che di ogni fonema.

Luogo, modo, sonorità, oralità: la classificazione dei fonemi consonantici

La classificazione dei fonemi consonantici della lingua italiana, così come riportato nell’IPA (International Phonetic Alphabet), tiene conto di 3 parametri fondamentali: luogo, modo e sonorità (è importante notare che, nonostante l’Italiano sia una delle lingue con maggiore trasparenza fonologica al mondo (diversamente, per esempio, dall’inglese), non c’è una precisa corrispondenza tra fonemi e lettere dell’alfabeto:

1. Luogo di articolazione: è il punto del canale orale in cui avviene il contatto o l’avvicinamento tra due articolatori. In relazione a questo parametro i fonemi si distinguono in:

  • Bilabiali: realizzate a livello della rima labiale (m, b, p);
  • Labiodentali: prodotte con l’apposizione del labbro inferiore e gli incisivi superiori (f, v);
  • Dentali: vede l’accostamento dell’apice linguale sugli incisivi superiori (t,d);
  • Alveolari: come le precedenti, ma con l’apice linguale sugli alveoli degli incisivi superiori (n, l, r , s di sorriso e z di rosa, ts di mazzo e dz di zanzara);
  • Prepalatali: in questa classe di fonemi la parte anteriore della lingua si avvicina alla parte anteriore del palato duro (ʃ di sciarpa, tʃ di ciao, dʒ di giallo);
  • Palatali: quando la parte centrale della lingua si accosta alla parte posteriore del palato duro (ɲ di gnomo, gli di aglio):
  • Velari: procedendo posteriormente, si ha il congiungimento del dorso della lingua con il velo palatino o palato molle (k di casa, g di gatto).

2. Modo di articolazione: dipende dal tipo di ostacolo che gli organi articolatori oppongono al flusso d’aria. In relazione a questo parametro i fonemi sono classificati nei seguenti gruppi:

• Occlusive: presentano una chiusura totale del tratto vocale;
• Fricative, a loro volta distinte in: costrittive, vibranti e laterali: la chiusura del tratto vocale è parziale e il suono è prolungato;
• Affricate: contraddistinte dalla sequenza ravvicinata di una occlusiva e una fricativa.

  1. Sonorità: la caratteristica della sonorità in un fonema indica che esso è realizzato su un flusso sonoro ottenuto con la vibrazione delle corde vocali. Questo parametro è alla base dell’opposizione tra fonemi sordi e sonori. E’ bene sottolineare che, contrariamente alle vocali, non tutti i suoni consonantici sono articolati sul segnale sonoro derivato dall’attivazione delle corde vocali, comunemente definito “voce”.
  2. Oralità/Nasalità: indica se il fonema ha una risonanza orale o nasale, ovvero se il flusso d’aria è espulso soltanto dal cavo orale o da quello nasale con ostruzione del cavo orale.

In basso si riporta lo schema con la classificazione dei fonemi consonantici italiani.

Schema delle consonanti dell’Italiano (trascritto secondo i simboli dell’IPA)

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Giulia Gullaci

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