La é chiusa: regole e variazioni regionali

Indice dell’articolo:

In questo articolo parliamo di é chiusa, l’argomento della quinta puntata di Dizióne Fàcile, il nuovo podcast di Dizione.it che potete trovare qui.

Esistono delle situazioni (suffissi, particolari categorie di parole con e senza accento grafico riportato) in cui la ⟨e⟩ ha una pronuncia chiusa.

Vediamone tre nello specifico.

Monosillabi

Sono tutte quelle piccole particelle quali congiunzioni, preposizioni, pronomi che solitamente sottovalutiamo, sbagliando così anche la loro pronuncia:

  • mé
  • é
  • té (la bevanda, invece, è il tè)
  • ché
  • pér
  • dél

Parole tronche terminanti in CHE

Sono quelle parole che hanno l’accento acuto riportato graficamente sull’ultima sillaba. Ricordiamoci, quindi, di scriverlo correttamente in parole come:

  • perché
  • benché
  • affinché

Suffissi mente- etto/a

Sicuramente due tra i suffissi più importanti.

Il primo fa riferimento sia agli avverbi, sia a vari sostantivi che associamo per assonanza col suffisso:

  • attentaménte
  • veloceménte
  • ménte (l’insieme dei processi intellettivi)
  • argoménto
  • laménta

Il verbo mentire coniugato all’indicativo presente (io mento, egli mente…) può essere pronunciato sia con la e aperta che con la e chiusa. A voi la scelta quindi.

Il secondo suffisso fa riferimento ai vezzeggiativi/ diminutivi come ad esempio:

  • polpétta
  • falchétto
  • amarétto

In linea di massima le parole terminanti in etto/a che non appartengono alla categoria precedente hanno la e aperta:

  • protètto
  • lètto
  • inètto

Facciamo comunque attenzione a potenziali eccezioni quali tétto e architétto.

Gli errori più comuni relativi alle situazioni analizzate in questo articolo li abbiamo tanto al nord (Lombardia, Piemonte, Val d’Aosta), quanto al centro-sud (Marche, Calabria, Puglia) e nelle isole (Sardegna, Sicilia). In queste regioni la pronuncia della ⟨e⟩ è erroneamente aperta.

Omografi fonici

Ecco alcune coppie di parole che non presentano nessuna differenza nel modo in cui sono scritte, ma che cambiano radicalmente di significato a seconda del modo in cui viene pronunciata la ⟨e⟩.

Accètta (da accettare [a. una proposta]) e Accétta (l’attrezzo da taglio);

Pèsca (il frutto) e Pésca (da pescare);

Èsca (da uscire) e Ésca (il cibo per animali);

Collèga (il compagno di lavoro) e Colléga (da collegare);

Lègge (da leggere) e Légge (le norme giuridiche).

Se volete scoprire alcune delle principali regole della è aperta, vi consiglio di leggere anche l’articolo che trovate qui.

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Filippo Bussu

Attore, voice talent, insegnante di Dizione e formatore.

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